Quando si parla di sicurezza informatica, l'attenzione si concentra quasi sempre sugli attacchi esterni: ransomware, phishing, violazioni dei sistemi e gruppi criminali organizzati. Tuttavia, una delle minacce più difficili da individuare può provenire dall'interno dell'organizzazione stessa.

Le cosiddette insider threat rappresentano un rischio concreto per aziende di qualsiasi dimensione perché coinvolgono persone che possiedono già autorizzazioni legittime e conoscono processi, dati e strumenti aziendali.

In breve

  • Non tutte le minacce informatiche arrivano dall'esterno.
  • Un dipendente autorizzato può causare danni sfruttando accessi legittimi.
  • Le attività anomale interne sono spesso più difficili da identificare rispetto agli attacchi esterni.
  • Monitoraggio, controllo degli accessi e formazione rappresentano strumenti fondamentali di prevenzione.

Cos'è una insider threat

Si parla di minaccia interna quando una persona autorizzata ad accedere alle risorse aziendali utilizza tali privilegi in modo improprio, intenzionalmente o accidentalmente.

L'aspetto più critico è che queste persone non devono necessariamente aggirare firewall, antivirus o sistemi di autenticazione: l'accesso è già stato autorizzato dall'organizzazione per motivi lavorativi.

Per questo motivo il comportamento anomalo può passare inosservato molto più a lungo rispetto a quello di un attaccante esterno.

Un problema noto da anni

Le minacce interne non rappresentano un fenomeno nuovo.

Tra i casi più noti figurano:

  • il caso Andrew Skelton, ex dipendente della catena britannica Morrisons, che divulgò online dati personali e informazioni retributive di migliaia di colleghi;
  • il caso Edward Snowden, che rese pubblici documenti riservati relativi ai programmi di sorveglianza dell'intelligence statunitense.

Si tratta di situazioni molto diverse tra loro, ma accomunate dallo stesso elemento: l'utilizzo di accessi autorizzati per finalità non previste.

Quando il pericolo nasce dall'uso legittimo degli strumenti

Secondo quanto riportato da BusinessLOG, una grande organizzazione italiana avrebbe individuato un dipendente che trasferiva quotidianamente informazioni aziendali a un soggetto concorrente.

L'aspetto interessante del caso è che l'utente non disponeva necessariamente di privilegi amministrativi o di ruoli particolarmente elevati. Utilizzava invece strumenti e autorizzazioni normalmente concessi per svolgere il proprio lavoro.

Questo evidenzia una differenza fondamentale rispetto ai tradizionali attacchi informatici: l'attività sospetta non deriva da un'intrusione, ma da un utilizzo improprio di accessi perfettamente legittimi.

Perché firewall e antivirus non bastano

La protezione perimetrale rimane indispensabile, ma da sola non è sufficiente.

Un firewall può bloccare un aggressore esterno. Un antivirus può rilevare software dannosi.

Più difficile è individuare un dipendente che:

  • consulta dati non necessari alle proprie mansioni;
  • trasferisce documenti riservati;
  • accede sistematicamente a informazioni non pertinenti;
  • effettua copie massive di file aziendali;
  • utilizza strumenti autorizzati per finalità improprie.

Per questo motivo molte organizzazioni adottano sistemi di monitoraggio e analisi comportamentale capaci di rilevare anomalie nell'utilizzo degli account interni.

Le nuove minacce: identità false e infiltrazioni

Il problema assume oggi una dimensione ancora più complessa.

Recentemente l'FBI e CrowdStrike hanno segnalato operazioni attribuite a gruppi collegati alla Corea del Nord che avrebbero cercato di ottenere impieghi presso aziende occidentali utilizzando identità false o rubate.

In questi casi il rischio non deriva da un dipendente che cambia comportamento nel tempo, ma da una persona che entra nell'organizzazione con intenzioni fraudolente fin dall'inizio.

Cosa significa per la vostra azienda

Anche le PMI possono ridurre significativamente il rischio adottando alcune misure pratiche:

  • applicare il principio del minimo privilegio;
  • limitare l'accesso ai soli dati necessari alle mansioni;
  • monitorare accessi anomali e trasferimenti massivi di informazioni;
  • mantenere registrazioni e audit delle attività critiche;
  • effettuare percorsi di formazione periodici;
  • gestire correttamente le autorizzazioni durante cambi di ruolo e cessazioni del rapporto di lavoro.

Chiusura

La sicurezza informatica non riguarda soltanto la difesa dagli attacchi esterni. Proteggere dati e processi aziendali significa anche comprendere come vengono utilizzati gli accessi interni e individuare rapidamente eventuali comportamenti anomali. Le insider threat rappresentano una delle sfide più complesse per le organizzazioni moderne proprio perché sfruttano la fiducia e le autorizzazioni già presenti all'interno dell'ambiente aziendale. NO-RAD supporta le imprese nell'analisi dei rischi interni, nella governance degli accessi e nella definizione di strategie efficaci di protezione delle informazioni.

Fonti

  • Verizon Data Breach Investigations Report 2025
  • BusinessLOG
  • Documentazione pubblica FBI e CrowdStrike sulle attività attribuite a operatori nordcoreani