Il governo giapponese ha ufficializzato un piano industriale da circa 1.000 miliardi di yen (circa 6-6,3 miliardi di dollari), distribuiti nell'arco di cinque anni, destinato allo sviluppo di un modello di intelligenza artificiale "sovrano", cioè sviluppato interamente sul territorio nazionale. L'obiettivo dichiarato è ridurre la dipendenza tecnologica da Stati Uniti e Cina, oggi i due poli dominanti nella corsa all'IA.

Cosa prevede il piano

Il progetto è guidato dal Ministero dell'Economia, del Commercio e dell'Industria (METI) e affidato a Noetra, un consorzio industriale che vede tra i soci fondatori SoftBank, Sony, NEC e Honda. Secondo quanto riportato da Nikkei Asia, il numero di aziende partecipanti dovrebbe salire fino a 44, con l'ingresso di realtà attive nell'automotive, nell'elettronica, nella finanza e nella logistica.

Per l'anno fiscale 2026 è già stata stanziata una prima tranche di 387,3 miliardi di yen (circa 2,4 miliardi di dollari). Noetra, in collaborazione con l'istituto di ricerca pubblico AIST, punta a rilasciare un primo modello fondazionale entro l'anno fiscale in corso, con versioni aggiornate annualmente sulla base dei dati raccolti dalle aziende partecipanti.

Il focus sulla "Physical AI"

A differenza di altre iniziative sovrane incentrate su modelli linguistici generalisti, il piano giapponese punta in modo esplicito sulla cosiddetta "physical AI": l'applicazione dell'intelligenza artificiale a robot e sistemi fisici, non solo a interfacce software. Il ministro dell'Industria Ryosei Akazawa ha dichiarato che l'obiettivo è arrivare a circa 10 milioni di robot attivi in 18 settori entro il 2040 — dalla sanità alla ristorazione, dalla manifattura alla gestione di scenari complessi come il decommissioning della centrale di Fukushima Daiichi.

Non si tratta di un obiettivo velleitario: secondo dati del METI, le aziende manifatturiere giapponesi controllano già circa il 70% del mercato globale della robotica industriale, una base produttiva che pochi altri Paesi possono replicare rapidamente.

Il contesto geopolitico

L'iniziativa si inserisce in una strategia più ampia voluta dal governo della premier Sanae Takaichi, che ha individuato 17 settori economici strategici e prevede investimenti pubblico-privati complessivi fino a 10.500 miliardi di yen (circa 64,5 miliardi di dollari) nella "physical AI" entro il 2040. Il Giappone non è un caso isolato: nella stessa settimana la Corea del Sud ha annunciato investimenti pubblico-privati per centinaia di miliardi di dollari in data center per l'IA e produzione di semiconduttori, a conferma di una tendenza globale verso modelli di "IA sovrana" che riducano la dipendenza da fornitori esteri, tanto statunitensi quanto cinesi.

Perché conta

Il piano giapponese segna un punto di svolta nel dibattito globale sull'intelligenza artificiale: da tecnologia "senza confini", sempre più Paesi la trattano come un asset strategico nazionale, alla stregua di energia o infrastrutture critiche. Per un settore come quello della sicurezza informatica, iniziative di questo tipo pongono interrogativi non secondari su governance dei dati, supply chain dei modelli e superficie d'attacco di infrastrutture IA che, per la prima volta, saranno strettamente integrate con sistemi fisici e robotici su larga scala.

Fonti: The Japan Times, Asia Times, Reuters (ripreso da GMA News e Manila Times), Let's Data Science.